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Segesta

Segesta è un'importante e suggestiva zona archeologica, situata sul monte Barbaro nel territorio di Calatafimi, nell'entroterra trapanese. Recenti scavi, hanno permesso di ricostruire la storia e l'evoluzione delle varie forme della città, dal primo insediamento preistorico, alla città Elima, all'abitato fortemente ellenizzato di età classica, a quello ellenistico-romano, fino alle rioccupazioni medievali.
Pertanto oltre i monumenti più noti, costituiti dal Tempio greco in stile dorico ed il Teatro ellenistico-romano, oggi sono visibili anche i resti di un castello, di una moschea, di una chiesa fondata nel 1442 e tantissime altre testimonianze delle civiltà passate. Dalla seconda metà del XIII sec. la città non fu più abitata.

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Selinunte

Situata su di una spianata alta circa 30 metri s.l.m., Selinunte prende il nome dal Selinon , il prezzemolo selvatico. Venne fondata da coloni di Megara Hyblaea guidati dall' ecista Pammilos, nel VII secolo a.C. Immigrazioni successive di coloni megaresi sicelioti si ebbero sia negli ultimi decenni del VII sia per tutto il VI secolo fino agli inizi del V. Selinunte tentò di fondare delle colonie nella Sicilia occidentale (Eraclea Minoa). Quando, all'inizio del V secolo divampò la guerra fra Greci di Sicilia e Cartaginesi, che si concluse con la battaglia di Himera nel 480, Selinunte, stranamente, preferì allearsi con Cartagine. Ebbe numerosi e forti contrasti con Segesta fino al 409, anno della sua distruzione avvenuta proprio ad opera dei Cartaginesi. Selinunte così si trovò sottomessa al dominio dei Punici che la fortificarono e la ricostruirono, nell'area dove prima sorgeva l'acropoli: i resti archeologici presentano un abitato misto, punico e greco. Il dominio cartaginese, durò fino alla I guerra punica. Cartagine, per difendersi dagli attacchi romani, decise di concentrare le sue forze a Lylibeo, trasferendovi la popolazione di Selinunte, distruggendone la città ed abbandonandola alla rovina. Un violento terremoto, nel secolo X o XI, finì forse per ridurre ad un cumulo di rovine i monumenti dell'antica città. Nella seconda metà del XVI secolo, la città fu riscoperta dallo storico Tommaso Fazello. Nel 1823 gli inglesi intrapresero degli scavi archeologici.
E' in fase di attuazione un vasto programma di studi e di ricerche del parco archeologico e di allestimento museografico
La zona archeologica di Selinunte è costituita dall' Acropoli, dalla Collina orientale, dal pianoro di Contrada Manuzza, dal santuario della Malophoros in contrada Gaggera e da due Necropoli (Manicalunga e Galera Bagliazzo). Tutto il materiale per costruire i templi fu ricavato dalle Cave di Cusa

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Trapani

Trapani, l'antica Drepanon si protende verso il Mediterraneo con la sua forma di falce alla cui estrema punta si erge maestosa la Torre di Ligny, torre di avvistamento edificata nel 1761, oggi sede del Museo di Preistoria. Il mare, la più adatta chiave di lettura per conoscere Trapani è ancora oggi fonte di vita con l'attività della pesca ed è stato in passato fonte di ricchezza con la pesca del corallo.
Una bellissima collezione di opere in corallo viene conservata nel Museo Pepoli sito nell'antico Convento dei Carmelitani adiacente il Santuario dell'Annunziata, dove è possibile ammirare la statua marmorea della madonna di Trapani risalente al XIV sec.
Tra i monumenti principali il Palazzo della Giudecca, il Palazzo Cavarretta, il Palazzo Riccio di San Gioacchino, la Chiesa e il Collegio dei Gesuiti, La Cattedrale di San Lorenzo (al cui interno è conservato una Crocifissione attribuita al pittore fiammingo Van Dyck), la Chiesa di Santa Maria del Gesù (che accoglie una Madonna con bambino di Andrea della Robbia). Sempre nel Centro storico, la Chiesa del Purgatorio con la facciata progettata dall'Architetto G. B. Amico, dove sono custoditi i venti Gruppi Sacri dei Misteri di Trapani che ogni anno, il Venerdì Santo rinnovano la passione di Gesù Cristo in una imponente processione che percorre, per 24 ore consecutive, le strade del Centro Storico. Sul versante mare, insiste il Castello della Colombaia.
Caratteristiche del trapanese sono le Saline e la coltivazione del sale che hanno originato la "Via del Sale" con i suoi tanti mulini, cinque dei quali recentemente restaurati, i cumuli di sale ricoperti di tegole di terracotta ed il Museo del Sale a Nubia nel territorio di Paceco. Il tutto ha originato le Riserve delle Saline di Trapani e Paceco e dello Stagnone di Marsala, nelle cui basse e tiepide acque si può osservare una varietà di uccelli acquatici (anitre selvatiche, aironi), e in primavera una incredibile sfolgorante fioritura che addobba come festoni multicolori le terre che affiorano

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Riserva Naturale dello Zingaro

Tra San Vito lo Capo e Castellammare del Golfo i declivi collinari che degradano fino al mare annunciano l'inizio della riserva dello Zingaro, un paradiso naturale miracolosamente integro nella sua impareggiabile bellezza.
Piccoli sentieri opportunamente disegnati sui dirupi, che finscono nel mare o si inerpicano sui monti, consentono di attraversare uno degli ambienti più spettacolari del Mediterraneo.
Il percorso è un continuo alternarsi di pareti a picco sul mare, aspri promontori, magnifiche calette, spiaggie dorate, antri e cunicoli sottomarini, stretti valloncelli che si specchiano in un mare incontaminato dai toni cangianti, sempre limpido.

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Erice

Ci sono luoghi in Sicilia dove il mito si intreccia e dove l'archeologia testimonia la vita di antichi popoli e civiltà. Sulla sommità del Monte San Giuliano , in splendida posizione panoramica su Trapani, in silenzio tra le nubi, posa la città di Erice. La città è cinta da mura ciclopiche di impianto Elimo (VII sec.a.C.) a cui vertici si collocano: il Castello Normanno; il Duomo o Matrice (1314), che conserva le forme gotiche trecentesche originarie, con la torre campanaria e le sue delicate bifore e il Quartiere Spagnolo.

Il centro storico presenta un impianto urbanistico tipico medievale con piazzette, strade strette e sinuose nelle quali si affacciano bellissimi cortili fioriti. Erice accoglie più di sessanta chiese tra cui quelle di San Martino, San Cataldo, San Giuliano, San Giovanni Battista. Ogni estate, riecheggiano le musiche medievali recuperate alla memoria da artisti di fama internazionale proposte durante la Settimana di Musica Medievale e Rinascimentale. Da visitare il Museo Cordici, nel cui atrio si trova l'Annunciazione di Antonello Gagini, sito nella Piazza Umberto I. Erice, sede del Centro di cultura scientifica "Ettore Majorana", conserva intatto il fascino di antico bordo medievale animato da botteghe di artigianato tipico: le ceramiche finemente decorate, i tappeti variopinti tessuti a mano, i tradizionali dolci a base di mandorla e frutta candita.

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Favignana

E' l'isola più grande dell'arcipelago ed anche la più frequentata dai turisti. L'economia dell'isola è stata legata in passato alla pesca del tonno E ALla famosa tonnara della famiglia Florio, costruita nel XIX secolo. Oggi l'isola è famosa soprattutto per le bellissime spiagge, le coste basse e frastagliate e per il limpido mare dai colori straordinari. Il paese è stato costruito con il tufo, la giallina pietra locale di Favignana, proveniente dalle diverse cave, che si possono scorgere dappertutto sull'isola. Ricca di storia, oggi l'isola riesce a coniugare il nuovo con l'antico e le tradizioni, e soprattutto in estate offre tanto divertimento alle migliaia di turisti, che la popolano.

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Isola di Levanzo

La più piccola delle isole Egadi è Levanzo, caratterizzata dalla totale assenza di auto e rumori di città: un vero paradiso lontano dalla frenesia. L'aspetto del paese è davvero suggestivo con le abitazioni che si "aggrappano" alla montagna, facendola sembrare un presepe vivente. Il paesino si trova a Cala Dogana, dove vi sono il molo per l'attracco dei traghetti e degli aliscafi ed il porticciolo dei pescatori. Praticamente vi è un'unica strada principale, che attraversa tutto il paese, con una serie di vicoli in salita. Nonostante la vicinanza alla costa siciliana, solo venti minuti di navigazione, è l'isola meno invasa dal turismo dell'arcipelago, e quindi la più incontaminata.

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Marettimo

Marettimo è l'isola dell'Arcipelago più lontana da Trapani, a circa un'ora di navigazione. E'anche la più montuosa e selvaggia dell'arcipelago. Dotata di una fantastica costa rocciosa, presenta delle meravigliose grotte, che si possono raggiungere IN barchA. Più frequentata dal turismo rispetto alla sorella minore Levanzo, l'isola può comunque considerarsi uno degli ultimi paradisi fra le rare località marine ancora incontaminate. Vi regna una pace idilliaca, grazie alla quasi totale assenza di automobili e di tutti i rumori di città. Pertanto rappresenta la meta ideale di chi vuol godere della natura in tranquillità e naturalmente anche della buona cucina mediterranea.

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Pantelleria

La vulcanica "perla nera" di Pantelleria è situata in mezzo al Mediterraneo tra la Tunisia, da cui dista solo una quarantina di chilometri, e la Sicilia a circa 150 chilometri. Nonostante la sua posizione piuttosto isolata, è comunque facilmente raggiungibile anche grazie all'aeroporto. L'isola è molto bella e caratteristica, nera di colore in quanto di origine vulcanica, spruzzata di verde per la tipica vegetazione mediterranea e circondata da un mare azzurro fantastico. Popolato da pesci e flora, i fondali sono considerati un vero paradiso dagli amanti delle immersioni subacquee. Numerose le grotte marine. Molto caratteristico il centro di Pantelleria, paese principale dell'isola. Situato a ridosso delle pendici del monte Sant'Elmo, è dotato di un grazioso porticciolo sovrastato da una roccaforte medievale. I "Dammusi", piccole case, costruite secondo l'architettura araba e dotate di un unico ambiente. I tetti a "volta" sono in grado di raccogliere e convogliare l'acqua piovana in delle fresche cisterne sotterranee. Le pareti sono piuttosto spesse e dotate di intercapedini in grado di isolare termicamente dal caldo, e le finestre sono molto piccole per ripararsi dall'irraggiamento del sole., ed oggi sono ricercatissimi dai turisti. La principale attività nell'isola è l'agricoltura. La natura vulcanica dell'isola e le particolari condizioni climatiche conferiscono infatti una particolare qualità ai prodotti agricoli, tra cui la vite per la produzione di vini da dessert famosissimi, quali Zibibbo e Malvasia, i capperi, gli ulivi, gli agrumi ed i fichi d'India.

ITINERARI

Il tutto è arricchito di aree a verde, illuminazione e quant’altro utile a rendere la struttura confortevole e funzionale.

La struttura non presenta nel suo complesso alcuna problematica nei confronti di portatori di handicap in quanto tutti gli edifici e tutti i percorsi comprese le banchine di ormeggio ed i pontili galleggianti sono praticabili.